Respirare Piano: il Controllo Dell’Aria

Da anni si giudicano le armoniche da quanto suonano forte. È il criterio sbagliato: la reattività al respiro e la risposta dinamica contano molto di più, e sono le due cose che decidono se il tuo bending verrà o no.

Quello che segue nasce da resoconti storici, dal lavoro quotidiano sullo strumento e dal confronto con diversi customizzatori Seydel e Hohner, oltre che dal suonare armoniche vintage accanto a quelle moderne.

Le armoniche non sono sempre state così

Per oltre cent’anni i produttori hanno costruito l’armonica diatonica come strumento della musica popolare tedesca: uno strumento pensato per suonare bene ad accordi.

Dagli anni Sessanta l’attenzione si è spostata sulla nota singola. Il risultato di quel viaggio sono le diatoniche di oggi: strumenti che non sono impostati in modo ottimale né per gli accordi né per le note singole.

I primi maestri — DeFord Bailey, Little Walter, Big Walter, Sonny Boy Williamson II, John Lee Williamson — suonavano Marine Band che assomigliavano, per certi versi, alle armoniche personalizzate di oggi.

Quelle armoniche richiedevano molto meno fiato e rispondevano in modo più efficiente alla dinamica di chi suonava. Potevi attaccare la nota con intensità mantenendo un grande controllo su quanto forte suonasse, e potevi suonare a volume bassissimo senza il timore che lo strumento non rispondesse. Una gamma dinamica che normalmente ti aspetteresti da uno strumento a corda.

Perché gli accordi tenevano alta la qualità

Costruire uno strumento che suoni bene ad accordi obbliga la fabbrica a curare certi dettagli. Se invece gli accordi pieni e reattivi non sono più considerati importanti, su quei dettagli si può risparmiare.

In Hohner l’accordatura era la fase finale e più lunga della produzione, e si svolgeva in tre passaggi separati. Con la produzione di massa hanno iniziato a comparire difetti, ed è ragionevole pensare che si evitassero accuratamente proprio i difetti che avrebbero reso più difficile la messa a punto — per risparmiare tempo e fatica.

Nelle Marine Band vintage la configurazione delle ance era adattata per far suonare insieme le note dell’ottava bassa come accordo, invece di privilegiare la nota singola. Questo portava tutte le ance ad avere una risposta coerente, perché ogni nota dell’accordo fosse esattamente giusta.

Probabilmente quegli strumenti erano impostati deliberatamente per rispondere a un attacco leggero, e il motivo è fisico: l’intonazione di un’ancia non è stabile, cambia con la forza del respiro. Gli accordi stonano quando l’armonica viene suonata troppo forte.

Il risultato collaterale, quasi certamente involontario, è che quella configurazione era ideale per i bending in seconda posizione sui fori 1, 2, 3 e 4 — suonati con tocco leggero.

Il periodo buio, e la corsa al volume

Negli anni Ottanta e Novanta la qualità Hohner tocca il fondo. Le Marine Band sfiatavano, e i bending richiedevano molto più fiato di prima. Hohner nel frattempo produceva strumenti più redditizi dell’armonica, e la produzione sembrava essere entrata in una fase di ripensamento.

Gli armonicisti si adattarono nel modo più semplice: soffiando di più. Poi cominciarono a lamentarsi. Si racconta che armonicisti come Paul Butterfield e Lee Oskar comprassero otto o dieci Marine Band per trovarne una che suonasse bene, e che altri girassero negozi remoti in cerca delle vecchie scatole di cartone bianco invece delle nuove custodie di plastica.

Quel vuoto aprì le porte alla concorrenza: Lee Oskar/Tombo, Seydel, Suzuki, e poi Huang e Hering.

Lee Oskar fu il primo armonicista a produrre il proprio marchio, nel 1983, proprio in risposta a quella qualità infima. Ma nessuno mirò a ricreare la reattività delle Marine Band degli anni Cinquanta: l’obiettivo era conquistare una generazione ormai abituata a strumenti che chiedevano più fiato. Strumenti che durassero di più se suonati forte, accordati leggermente più acuti per compensare il calo di intonazione che arriva quando spingi.

Meglio o no, quello è diventato il nuovo standard. E non si possono incolpare i produttori per aver risposto alla domanda del mercato.

Resta un fatto: un’armonica regolata per un respiro potente è meno reattiva, e i bending su di essa sono più difficili. La tendenza continua — ance con materiali più massicci dell’ottone, reedplate più spessi. Due modi semplici per progettare uno strumento che suoni più forte.

Le novità cinesi e coreane suonano ad alto volume ma offrono una gamma dinamica molto inferiore. Spesso una nuova armonica viene recensita come fantastica solo perché ha più volume di un’altra marca. Provala con una dinamica molto leggera: quello che senti è solo aria che sfiata.

“Fatti i muscoli”: la teoria che non regge

Nella comunità dell’armonica blues c’è una scuola di pensiero che incoraggia a farsi i muscoli: lavorare duro sull’articolazione delle note, e quindi tenere il principiante lontano da uno strumento troppo reattivo.

“Suona duro, ma suona con finezza” è una contraddizione, e per chi inizia è solo confusione. Eppure resta l’ideologia dominante. Non esiste alcuna prova a sostegno di questa teoria.

La gran parte dei metodi didattici fondati sull’evidenza dice il contrario: prima lento e preciso, poi veloce e intenso. L’anatomia del tratto vocale funziona così — meno tensione significa timbro migliore e più controllo, e te lo conferma qualunque insegnante di canto qualificato.

Lavorare sul controllo di precisione dei bending con un’armonica reattiva costruisce i muscoli in modo efficace, perché stai allenando i gruppi muscolari giusti. Per onestà: nemmeno questa affermazione è stata dimostrata da uno studio. Uno studio che confronti il tasso di progresso con armoniche più o meno reattive non è mai stato fatto.

Quello che invece è dimostrato è che uno strumento migliore genera più entusiasmo, produce meno cattive abitudini e porta a progressi più rapidi. Ed è dimostrato che un buon insegnante accelera l’apprendimento — non solo sull’armonica, su qualunque strumento.

C’è poi la paura che chi si abitua a un’armonica molto reattiva non sappia più suonare quelle standard. Non regge: molti musicisti che usano solo armoniche custom rendono stupefacenti anche gli strumenti mediocri. Faticano di più e si divertono di meno, ma i muscoli ce li hanno già.

E tutti gli insegnanti di armonica concordano su una cosa: un’imboccatura rilassata è essenziale per un buon timbro. Lo dicono anche quelli che, paradossalmente, consigliano armoniche poco reattive. Le peggiori abitudini che ci portiamo dietro dagli inizi nascono quasi tutte dall’uso di troppa forza.

Non è una novità: i grandi suonavano piano

Abbiamo resoconti di prima mano di Big Walter che otteneva un timbro sorprendente con un respiro leggerissimo. E abbiamo prove che i migliori armonicisti degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta preferissero una respirazione controllata.

Si dice che Little Walter spiegasse così la scelta di suonare amplificato: “perché non devo soffiare così forte”. E che anche James Cotton ottenesse il suo suono potente con un tocco molto più leggero di quanto ti aspetteresti.

Vale anche oggi: Rick Estrin, Dennis Gruenling, Howard Levy, Charlie McCoy, Curtis Salgado, Todd Parrott, Ronnie Shellist, Kim Wilson. Nomi che evocano un suono potente, e che quella potenza la ottengono con molto meno fiato di quanto immagini.

Controllare il respiro non significa suonare piano. Significa avere a disposizione tutta la gamma dal piano al forte, con una buona armonica, senza respiro affannoso.

E le ance che si rompono?

Un’armonica più reattiva non vuol dire distruggere lo strumento. Alcuni armonicisti non mandano quasi mai fuori intonazione le ance, altri sostituiscono armoniche in continuazione: la differenza fra i due gruppi è riconosciuta, ed è il controllo del respiro.

Se migliori il controllo, risolvi la causa alla radice. Non è colpa dello strumento, qualunque armonica tu suoni.

Da dove si comincia

Il controllo dell’aria dovrebbe essere un argomento da principianti, non una materia avanzata riservata a chi suona da anni. È l’esatto contrario di come viene insegnato quasi ovunque.

Non serve che tu ti eserciti su un’armonica completamente personalizzata. Regolare la reattività di uno strumento di serie è possibile e non è difficile, oppure puoi rivolgerti a un customizzatore competente.

Ma la prima cosa da fare non costa niente: capire quanta aria stai usando davvero. Quasi nessuno lo sa, e quasi tutti ne usano troppa.

Due dei quattro errori che vedo più spesso sul bending sono esattamente questi — aspirare invece di governare il fiato con il diaframma, e forzare invece di trovare il punto in cui la nota risuona. Li ho messi per iscritto, con il sintomo che senti mentre suoni e l’esercizio che li corregge, nel kit gratuito sul bending.

E se vuoi vedere cosa succede davvero quando spingi, apri il Bending Lab e tieni una nota: il numero dei centesimi ti dice quanto l’intonazione si sposta quando aumenti l’aria. È la dimostrazione pratica di tutto questo articolo, in trenta secondi.

Cosa avrebbero pensato degli strumenti di oggi i grandi del blues prima del 1960? Chi può dirlo. Credo che ci farebbero dell’ottima musica lo stesso, ma credo anche che non li troverebbero altrettanto divertenti da suonare. Come si dice: non li fanno più come una volta.

Torna in alto