No, non parliamo di sillabare “ar-mo-ni-ca”. Quelle no.
Hai presente quelle scansioni ritmiche sul 4 aspirato? Le terzine che suonano staccate e legate allo stesso tempo, quel ritmo che sembra parlare invece di eseguire? Il trucco sta nella sillabazione.
Quando parli, l’aria esce dai polmoni, fa vibrare le corde vocali, e lingua, cavo orale e labbra danno forma ai suoni. Sull’armonica succede la stessa cosa — solo che il suono non lo produci tu, lo produce l’ancia. La lingua e la gola diventano il modo in cui lo articoli.
Impari i movimenti coscientemente e poi li usi sia soffiando sia aspirando, su qualunque nota.
Prima l’aria, senza armonica
Metti giù l’armonica. Questi primi due passaggi si fanno a bocca vuota, e servono a sentire cosa fa la gola.
1. Fai uscire l’aria come se alitassi su un vetro, pronunciando “HA” — dove la H si forma in gola e la A non la pronunci mai. Ricrei tutti i movimenti della sillaba senza emettere voce, gola aperta e laringe abbassata. Ripetilo fino a quando non ti sembra più strano, poi ancora fino a quando diventa istintivo.
2. Ora pronuncia “CAVO”, come il cavo del microfono, caricando tutta la durezza sulla prima sillaba: deve suonare “KH-A”, con la KH marcata e la A muta. Stessa procedura: confidenza, normalità, istinto.
Quando entrambi ti vengono naturali, rifalli aspirando.
Poi rendili ritmici, governando il fiato dal diaframma: il diaframma tiene un movimento costante e continuo, la gola ci mette sopra una serie di “KH-KH-KH-KH”. Con il metronomo a 50 bpm, quattro KH per ogni battito.
TAH: la prima sillaba
Adesso prendi l’armonica. “TAH” è la sillaba da cui partire: coinvolge la lingua e pretende che la gola resti aperta.
Porta la punta della lingua dietro gli incisivi superiori e appoggiala con decisione tra la gengiva e i denti: così la lingua tappa il passaggio dell’aria. Aspiri, e con un secondo movimento stacchi la lingua ritraendola.
Ripeti il movimento, poi rendilo ritmico: prima due “TAH-TAH”, poi tre, poi quattro. Quando regge, metti il metronomo a 116 bpm e suona tre TAH terzinati per battito, con l’accento sul primo: “TAH-tah-tah”.
KAH: lo stesso ritmo, un suono diverso
La differenza si sente subito. Il TAH è più staccato ma più morbido. Il KAH ha più attacco, e il suono in realtà non si interrompe mai: il risultato è un altro.
Quale usare? Anche entrambi.
TAH-kah-tah: mescolarle
La terzina diventa “TAH-KAH-TAH”, con l’accento sempre sul primo. Metronomo a 116 bpm.
Le vocali cambiano il timbro
“TAH”, “TEH”, “TIH” “TOH”, “TUH”: la consonante è la stessa, ma la vocale sposta la posizione del cavo orale e cambia il colore della nota. Sono cinque suoni diversi sullo stesso foro: alcuni più evidenti altri più “sfumati”.
UA e il wah-wah
“UA” funziona da sola, ma dà il meglio unita al wah-wah delle mani: la sillaba e l’apertura del palmo lavorano nello stesso verso e l’effetto raddoppia.
CHA-CHA: sillabare su più fori
La sillabazione non è confinata alla nota singola. “CHA-CHA” su un accordo aspirato dà un effetto che ricorda molto quello che Sonny Boy Williamson II faceva su Help Me.
